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Progetto Sapere Donare Insieme 2010
Descrizione del progetto
Realizzazione di tre nuovi stagni
Verranno realizzati ex-novo tre piccoli stagni, di dimensioni, forma e profondità differenti, che costituiranno un importante elemento di diversificazione ambientale: essi avranno caratteristiche molto diverse rispetto al grande maceratoio e offriranno quindi agli anfibi condizioni ambientali diversificate in base alle preferenze delle varie specie presenti. Inoltre, grazie al loro isolamento dal reticolo idrografico circostante, garantiranno anche agli anfibi protezione da eventuali pesci predatori di uova e girini.
Come soluzione impermeabilizzante per il fondo si utilizzerà il cemento, che verrà poi coperto da uno spesso strato di terra. L’impermeabilizzazione con sola argilla, che è già stata e sarà nuovamente utilizzata nel maceratoio, non rappresenta infatti la soluzione più adatta in questo caso specifico. L’utilizzo del cemento, invece, risulta particolarmente adatto per questo tipo di stagni, perché meno costoso e molto più impermeabile, in grado quindi di ridurre la necessità di successivi rabbocchi del livello dell’acqua; in autunno ed in inverno gli stagni potranno poi essere lasciati prosciugare, assecondando così la naturale temporaneità della zona umida, indispensabile per il mantenimento degli equilibri di questi ecosistemi e utile anche per contrastare la rana toro, pericolosa specie alloctona storicamente presente nel maceratoio di Cascina Lai.
I laghetti saranno realizzati nel novembre del 2010, in un periodo cioè nel quale l’attività della fauna è ridotta al minimo ma il terreno non si presenta ancora troppo gelato per effettuare gli scavi. Il momento esatto in cui intervenire sarà comunque stabilito soprattutto in base ai fattori climatici e meteorologici.
Ripristino del braccio nord-occidentale del maceratoio
Il ripristino della porzione orientale del maceratoio, effettuato nel 2008, ha dimostrato come questa zona umida mantenga elevate potenzialità naturalistiche: l’intervento effettuato, che ha riportato l’acqua nella peschiera asciutta da anni ha avuto infatti esiti molto positivi per questo ecosistema umido, accelerandone la ripresa spontanea. 
La porzione orientale del maceratoio durante il ripristino parziale del 2008Pertanto si è deciso di procedere con la stessa metodologia al ripristino del braccio nord-occidentale, finora non interessato da alcun intervento. Il bacino verrà ripulito dalla vegetazione infestante attraverso l’uso di mezzi meccanici; la conformazione del fondo sarà modificata per creare zone a diversa profondità; le rive, che in certi punti presentano una ripidità eccessiva, saranno rimodellate per creare pendenze più graduali e più idonee al transito degli anfibi. Infine il maceratoio verrà rivestito da uno strato di argilla per aumentarne l’impermeabilità. Il ripristino verrà effettuato nell’ottobre del 2010, in un momento nel quale l’attività della fauna legata alla zona umida (soprattutto anfibi e uccelli nidificanti) è ormai cessata e quindi non si rischia di arrecare loro alcun disturbo.
Realizzazione di un setto divisorio tra i due rami del maceratoio
Si prevede di realizzare una diga in terra piena, dotata di tubatura con saracinesca, nel tratto settentrionale del maceratoio. La diga andrà a separare i due rami del bacino e in particolare isolerà dal reticolo idrografico circostante il ramo occidentale, eliminando la via di comunicazione tra la peschiera e il canale adacquatore esterno. Questo collegamento con l’esterno infatti potrebbe favorire l’eventuale arrivo di pesci nel bacino o, peggio ancora, di fauna alloctona quali i gamberi della Louisiana. La diga permetterà di salvaguardare la porzione occidentale della peschiera da queste eventuali specie invasive e ne faciliterà l’eventuale prosciugamento autunnale.
Anche questo intervento verrà realizzato nel momento stagionale coi minimi livelli idrici, quindi in ottobre/novembre.
Programma di protezione delle ovature e delle larve
In natura soltanto una piccolissima percentuale delle uova e dei girini prodotti dagli anfibi riesce a raggiungere lo stadio della metamorfosi, un momento di passaggio dopo il quale il tasso di mortalità inizia a scendere. Le ovature prima e le larve e i girini poi sono infatti attivamente predati da una moltitudine di altre creature acquatiche e non. In condizioni di equilibrio naturale, questi tassi di predazione non costituiscono un problema per gli anfibi che anzi adottano la strategia di produrre migliaia di discendenti ogni stagione proprio per compensare queste perdite.

Una delle gabbiette di rete
metallica
utilizzate
per
l'allevamento dei girini
Tuttavia, considerando quanto ormai sia raro e minacciato il pelobate fosco, e soprattutto considerando che gli stagni dove oggi ci troviamo a lavorare sono stati pesantemente alterati dall’uomo in passato e non hanno ancora del tutto riacquistato la capacità di mantenere gli equilibri naturali fra le specie, emerge evidente la necessità e l’utilità di intervenire per favorire il successo riproduttivo di questo anfibio. Il metodo migliore per ottenere questo risultato è certamente la creazione o il ripristino di habitat umidi favorevoli e adeguati al pelobate, ma nel caso di popolazioni fortemente compromesse e/o ridotte a pochi esemplari può essere fondamentale anche agevolare la riproduzione con interventi più diretti e mirati.
Dopo alcuni tentativi di accoppiamento in terrario e allevamento in cattività dei girini, è stato deciso di iniziare un programma di semi-cattività, mutuato basandosi sulle positive esperienze realizzate in altre Oasi del WWF in Italia su altre specie di anfibi. Si è quindi deciso di realizzare delle “gabbiette” da posizionare negli stagni e all’interno delle quali spingere i pelobati a deporre le uova. In questo modo, senza arrecare particolate disturbo o impatto sui pelobati adulti, si garantisce che le uova prima e le larve poi, racchiuse nella gabbietta, restino protette dai predatori ma beneficino di tutte le condizioni ambientali naturali che in un terrario è impossibile riprodurre alla perfezione: ossigenazione e circolazione dell’acqua, circolazione dei nutrienti, temperatura e pH dell’acqua, condizioni di luminosità, ecc. I nuovi piccoli stagni inoltre saranno ulteriormente protetti tramite la posa di una rete sospesa che ne impedisca l’accesso da parte di uccelli come gli ardeidi e gli anatidi.
Nel corso della stagione di monitoraggio 2010 verranno selezionate delle coppie di pelobati temporaneamente catturati grazie alle trappole per il monitoraggio e saranno introdotti nelle gabbiette perché vi depongano le uova. Dopo la deposizione gli adulti saranno rapidamente rilasciati mentre l’ovatura proseguirà il suo sviluppo nello stagno, ma al sicuro. Le uova schiudono dopo 7-15 giorni, mentre i girini hanno un accrescimento molto lento: per raggiungere il momento della metamorfosi possono impiegare fino a 80 giorni. I girini nelle gabbiette verranno quindi attentamente monitorati e alimentati fino al completo sviluppo (da aprile a luglio circa).
Realizzazione e mantenimento di prati spontanei
Per gli anfibi sono molto importanti, sebbene talvolta trascurati dagli interventi di riqualificazione, anche gli ambienti terrestri, quelli cioè dove gli anfibi di fatto trascorrono gran parte dell’anno al di fuori della stagione riproduttiva. 
L'area circostante al maceratoio di
Cascina Lai lasciata a prato selvatico
Dai primi studi effettuati, è emerso che il pelobate fosco preferisce alimentarsi su terreni con scarsa vegetazione e aree con suolo scoperto, come ad esempio prati incolti e irregolari o boschetti radi. Per venire incontro a queste esigenze tutti i terreni più vicini al maceratoio e agli stagni saranno destinati a semplice prato selvatico e spontaneo e su di essi non sarà effettuato alcun intervento, se si eccettua un taglio dell’erba annuo (da eseguire in autunno-inverno). Ovviamente questo intervento, in origine pensato per tutelare il pelobate fosco, avrà importanti effetti positivi anche sulle altre componenti faunistiche: invertebrati, uccelli, rettili e piccoli mammiferi trarranno vantaggi dall’avere a disposizione una così ampia porzione di territorio allo stato selvatico.
Messa a dimora di siepi e macchie boscate
Le siepi costituiscono da sempre importanti elementi del paesaggio agricolo: in passato esse erano diffusissime e contribuivano a creare l’eterogeneo paesaggio delle campagne di una volta, caratterizzate da piccoli appezzamenti agricoli inframmezzati da siepi, boschetti, filari di alberi e strisce di incolti. Oggi tutti questi elementi sono pressoché scomparsi e con essi stanno sparendo le numerose specie di animali che vi erano legate. In particolare le siepi sono fondamentali per gli uccelli che da secoli avevano imparato a convivere con l’uomo nelle campagne e che hanno bisogno di esse per nidificare, per nascondersi e per alimentarsi. Le siepi poi sono un habitat fondamentale anche per numerose micro mammiferi come moscardini e arvicole. Nel sito di Cascina Lai quindi saranno realizzati oltre 700 m di siepi nonché due fitte macchie boscate, che avranno ricadute positive su svariati gruppi animali, dagli invertebrati, ai mammiferi a, soprattutto, gli uccelli.
Piantumazione di una fascia arbustiva da bacche
Nella porzione settentrionale dell’area di Cascina Lai sarà piantumata una fascia di 3000 mq con arbusti e alberi produttori di frutti e bacche. Le bacche rivestono infatti una grande valenza ecologica, specialmente per gli uccelli durante l’autunno, quando cioè essi stanno per affrontare i rigori invernali o il lungo viaggio migratorio e non trovano più la consueta abbondanza di invertebrati di cui nutrirsi. Molte specie di uccelli normalmente insettivori, infatti, si convertono a una dieta più frugivora durante l’autunno. Le piante da bacche una volta erano molto più diffuse, sia allo stato spontaneo (in siepi, filari e boschetti) sia coltivate dall’uomo per scopi alimentari. Oggi molte di queste essenze, specialmente quelle che una volta venivano coltivate, stanno scomparendo e di alcune si sta perfino perdendo la memoria storica.
Piantumazione di un filare di salici e gelsi capitozzati
Una volta diffusi nelle nostre campagne, i filari di gelsi e salici capitozzati sono ormai un elemento sempre più raro da trovare. Per invertire questa tendenza si provvederà quindi a realizzare nella porzione nord-occidentale dei terreni di Cascina Lai un filare di salici (e qualche gelso) il cui portamento verrà mantenuto capitozzato. Questi elementi del paesaggio, oltre a rivestire un indubbio valore di memoria storica e conservazione delle nostre tradizioni agricole, hanno una grande importanza anche per numerosi animali: i salici infatti sono, insieme alle querce, le specie arboree della Pianura Padana che ospitano la più grande e diversificata comunità di insetti e invertebrati, costituendo quindi un vero e proprio serbatoio di biodiversità.
Semina di prati da foraggio
Per offrire un buon habitat a molte specie di insetti e uccelli saranno realizzati a Cascina Lai dei prati foraggeri, seminati prevalentemente a erba medica e trifoglio, che saranno però gestiti con criteri diversi dal consueto: sarà bandito ovviamente l’uso di pesticidi e i tagli necessari saranno effettuati con bassa frequenza e solo dopo la completa fioritura del prato.
Semina di coltivazioni di granaglie a perdere
Per favorire la sopravvivenza delle molte specie di piccoli passeriformi svernanti alle nostre latitudini si prevede di destinare alcune porzioni di terreno dell’area di Cascina Lai a coltivi a perdere. Alcuni appezzamenti verranno seminati con granaglie, specialmente girasoli, che non saranno poi raccolte ma lasciate in campo a completa disposizione della fauna selvatica.
Realizzazione di un sentiero per il pubblico

Uno dei ponticelli in legno di Cascina
Bellezza,
simile a quelli che verranno
realizzati a Cascina Lai
Per i visitatori verrà realizzato un percorso pedonale di 400 m che dall’ingresso del sito raggiungerà il maceratoio e si snoderà intorno ad esso e ai nuovi stagni, consentendo un’agevole visita dell’oasi naturale. Il sentiero, transitabile per ogni tipo di fruitore (disabili, anziani, scolaresche, ecc) sarà costeggiato in alcuni tratti da bordure di siepi e permetterà l’attraversamento del maceratoio grazie a due ponticelli pedonali in legno. I lavori verranno effettuati nella stagione invernale (gennaio 2011), quando la maggior parte degli animali, e gli anfibi soprattutto, non sono più attivi.
Realizzazione di un capanno da osservazione
Nei pressi del maceratoio verrà costruito un capanno rialzato da bird-watching in legno, accessibile anche ai disabili e con una scala interna che condurrà alla terrazza sovrastante. Le pareti laterali saranno dotate di feritoie e aperture posizionate a diverse altezze. L’installazione del capanno avverrà nel periodo invernale (febbraio 2011), per evitare il pericolo di calpestamento sugli anfibi dovuto al transito di mezzi pesanti.
Cronoprogramma
Le tempistiche di realizzazione degli interventi saranno ovviamente suscettibili di eventuali variazioni, in funzione delle condizioni meteorologiche, della disponibilità di piante, ecc...

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